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Arriva l’algoritmo per creare il profumo perfetto?

Anche l’antico mondo della profumeria si confronta con i big data di internet. È studio della ricerca pubblicata in questi giorni dall’Imperial College di Londra dove i ricercatori Vaiva Vasiliauskaite e Tim S. Evans hanno confrontato ricerche di mercato e dati online per individuare (o almeno provarci) il “profumo perfetto” (ossia, il miglior blend di aromi).

Per rintracciare gli ingredienti che compongono un profumo di successo hanno usato una complessa analisi matematica, che potremmo definire algoritmo, pensando agli strumenti che regolano i grandi volumi di dati su social media come Facebook o Instagram.

Partendo dall’analisi di oltre 10.000 profumi i ricercatori volevano rintracciare gli aromi e gli ingredienti che piacciono di più. Come già vi abbiamo raccontato, i profumi sono creati combinando delle note olfattive in veri e propri accordi olfattivi: queste composizioni arrivano dalle competenze del naso (creatore di profumi) che combina chimica, fisica, creatività, marketing ecc…

La ricerca ha dato risultati sorprendenti, il primo che contraddice quello che si poteva pensare: la popolarità di un profumo non è collegata all’età dei suoi acquirenti né al suo prezzo di vendita.  Addentrandoci nella parte più tecnica della ricerca del profumo perfetto (che da creatori di profumi ci interessa di più) leggiamo che su oltre 10.000 profumi analizzati sono state rintracciate 1047 diverse note olfattive ed anche qui i risultati tradiscono il senso comune: le note olfattive più utilizzate in profumeria non erano tra le più apprezzate dagli utenti/clienti. I dati parlano chiaro e se gli ingredienti più utilizzati erano muschio bianco, gelsomino, bergamotto, sandalo ed ambra, quelli più apprezzati erano anice, iris, orchidea, bamboo e garofano.

Allo stesso modo accordi olfattivi più diffusi come geranio e lavanda non erano tra quelli più apprezzati, a differenza di combinazioni insolite come ad es. gelsomino e menta o vetyver e vaniglia che riscontrano il maggior apprezzamento sulla base dei dati estrapolati.

I ricercatori dicono che i risultati potrebbero essere utili in futuro per creare profumi di successo, andando verso l’automazione nella scelta degli ingredienti simulando un “naso” artificiale.

Qui la nostra provocazione: pensate che l’intelligenza artificiale, diffusa in sempre più settori, possa trovare applicazione anche nella profumeria? Può un’attività come la creazione di profumi, che da millenni si fonda sulla creatività, sensibilità ed intelligenza emotiva, comporsi attraverso la curva di un algoritmo vincente?

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